ࡱ> dfc\bjbj.xT*****>>>>ZT>8r4/hjjjjjj$!<***444F**h4h444PC>4T04:4*4 K0{"4KKK* KKKKKKKKKKKK :Sentenza29/2009GiudizioPresidente FLICK - Redattore AMIRANTECamera di Consigliodel 19/11/2008 Decisione del 26/01/2009Depositodel 06/02/2009 Pubblicazione in G. U. 11/02/2009Norme impugnate:Art. 238 bis del codice di procedura penale.Massime:Titoli:Atti decisi:ord. 212/2006 SENTENZA N. 29 ANNO 2009 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE COSTITUZIONALE composta dai signori: - Giovanni Maria FLICK Presidente - Francesco AMIRANTE Giudice - Ugo DE SIERVO " - Paolo MADDALENA " - Alfio FINOCCHIARO " - Alfonso QUARANTA " - Franco GALLO " - Luigi MAZZELLA " - Gaetano SILVESTRI " - Sabino CASSESE " - Maria Rita SAULLE " - Giuseppe TESAURO " - Paolo Maria NAPOLITANO " - Giuseppe FRIGO " - Alessandro CRISCUOLO " ha pronunciato la seguente SENTENZA nel giudizio di legittimit costituzionale dell'art. 238-bis del codice di procedura penale promosso dal Tribunale di Biella, nel procedimento penale a carico di U. C. ed altra, con ordinanza iscritta al n. 212 del registro ordinanze 2006 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 28, prima serie speciale, dell'anno 2006. Udito nella camera di consiglio del 19 novembre 2008 il Giudice relatore Francesco Amirante. Ritenuto in fatto 1. Nel corso di un procedimento penale a carico di due imputati accusati di illecita detenzione di sostanza stupefacente, il Tribunale di Biella ha sollevato, in riferimento all'art. 111, quarto e quinto comma, della Costituzione, questione di legittimit costituzionale dell'art. 238-bis del codice di procedura penale, nella parte in cui consente l'acquisizione dibattimentale delle sentenze divenute irrevocabili ai fini della prova di fatto in esse accertato e, quindi, la utilizzabilit di tale mezzo di prova documentale oltre i casi e i limiti di efficacia probatoria previsti in via generale dal combinato disposto degli artt. 234 e 236 del medesimo codice. Premette, in punto di fatto, il Tribunale che i due imputati sono accusati di aver illecitamente detenuto cinquanta grammi di sostanza stupefacente del tipo eroina, ricevuta da un terzo che aveva in precedenza definito la propria posizione di imputato di reato collegato, con sentenza di condanna emessa col rito abbreviato e divenuta irrevocabile in data 27 aprile 1992. Nel corso del dibattimento il P.M., dopo aver chiesto l'esame della persona gi condannata, assunta con le modalit di cui all'art. 197-bis cod. proc. pen., ha sollecitato anche l'acquisizione ai sensi della disposizione censurata della sentenza di condanna a suo tempo pronunciata, con l'intento di utilizzarla in chiave probatoria nel processo. Ci posto, il giudice a quo rileva che, nella specie, sussiste connessione tra il fatto reato a suo tempo giudicato e quello oggi sottoposto al suo esame, poich la terza persona gi condannata ha reso con le garanzie di cui all'art. 197-bis cod. proc. pen. dichiarazioni accusatorie contro gli attuali imputati che potrebbero essere confermate da quanto risulta dalla sentenza irrevocabile che si dovrebbe acquisire. 2. Compiuta questa premessa, il remittente pone in dubbio la legittimit costituzionale del citato art. 238-bis sotto diversi profili. Da un lato, infatti, la disposizione impugnata, consentendo al giudice di acquisire elementi di prova formati in assenza del contraddittorio con il soggetto contro il quale possono essere utilizzati, sarebbe in contrasto l'art. 111, quarto comma, Cost., in base al quale la formazione della prova nel processo penale deve avvenire nel contraddittorio delle parti. L'art. 238-bis cod. proc. pen., d'altra parte, introdotto dalla legge 7 agosto 1992, n. 356, di conversione del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306 (Modifiche urgenti al nuovo codice di procedura penale e provvedimenti di contrasto alla criminalit mafiosa), risponde all'intento evidente di attuare una sorta di semplificazione probatoria; la norma non distingue, perci, i diversi elementi probatori utilizzati nella sentenza, con la conseguenza che essa acquisibile secondo pacifica giurisprudenza per risultanze processuali diverse, e cio per le risultanze di fatto emergenti dalle motivazioni di dette sentenze e non gi dai loro dispositivi. D'altra parte, osserva il Tribunale di Biella, la natura di prova documentale della sentenza irrevocabile necessita di chiarimenti; come una parte della dottrina ha avvertito, infatti, a differenza di quanto disposto dall'art. 238 cod. proc. pen., l'art. 238-bis non prevede una prova documentale in senso stretto la cui disciplina contenuta negli artt. 234 e 236 del codice poich la sua forza probatoria limitata ai fatti documentati, non potendosi invece estendere anche ai fatti documentali. Scopo della norma censurata , quindi, quello di evitare che il diverso organo giudicante sia costretto a compiere un nuovo accertamento sulla medesima ipotesi di reato, pur rimanendo esclusa dal sistema l'esistenza di una pregiudiziale penale. Ma ci dimostra che l'art. 238-bis cod. proc. pen., come pi volte affermato in giurisprudenza, pone una chiara limitazione al principio della formazione della prova nel dibattimento. Al remittente, quindi, pare insuperabile il rilievo per cui il documento in questione, cio la sentenza irrevocabile, non stato, di regola, formato in contraddittorio con il soggetto nei cui confronti pu essere utilizzato e che la sua acquisizione prescinde totalmente dall'accertamento delle condizioni che, giusta il disposto del quinto comma dell'art. 111 Cost., consentono di derogarvi. Pur essendo pacifico, infatti, che la sentenza un documento di carattere affatto peculiare, il Tribunale rileva che su di una simile fonte di prova per le parti impossibile confrontarsi, poich essa non fornisce una rappresentazione del fatto documentato, bens una valutazione dello stesso. E non neppure pensabile che una simile lesione del principio del contraddittorio consacrato nell'art. 111, quarto comma, Cost., possa essere sanata per il fatto che la disposizione censurata impone il criterio di valutazione di cui all'art. 192, comma 3, del codice di rito. Tale criterio, infatti, esclude soltanto che il giudice che si avvale della sentenza irrevocabile sia vincolato al risultato probatorio raggiunto nel diverso processo, ma non pu comunque evitare il pregiudizio che si ormai gi in concreto verificato per il semplice fatto che ci si debba confrontare con un dato probatorio acquisito e, quindi, rilevante per la decisione. In conclusione, perci, il giudice remittente afferma che, pur non potendosi sostenere che la riforma costituzionale dell'art. 111 abbia recepito una concezione massimalistica e totalizzante del principio del contraddittorio genetico della prova, tuttavia lecito ritenere che l'unico limite a questo sia da identificare nella previsione espressa del quinto comma del medesimo art. 111 Cost.; del che si trae conferma dal fatto che il legislatore dando attuazione, con la legge 1 marzo 2001, n. 63 (Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale in materia di formazione e valutazione della prova in attuazione della legge costituzionale di riforma dell'articolo 111 della Costituzione), ai principi costituzionali del giusto processo ha provveduto a modificare una serie di norme fondamentali del sistema processuale, quali gli artt. 238 e 500 cod. proc. pen., di modo che appare assai difficile dimostrare la ragionevolezza della norma censurata. Il Tribunale di Biella osserva, infine, che ogni opzione interpretativa diversa da quella di ritenere l'illegittimit costituzionale sopravvenuta dell'art. 238-bis cod. proc. pen. assumerebbe inevitabilmente connotati di carattere manipolativo-additivo in una materia riservata, appunto, alle scelte discrezionali del legislatore. Considerato in diritto 1. Il Tribunale di Biella, in composizione monocratica, ha sollevato, in riferimento all'articolo 111, quarto e quinto comma, della Costituzione, questione di legittimit costituzionale dell'articolo 238-bis del codice di procedura penale. Il remittente censura la suddetta disposizione laddove consente l'acquisizione dibattimentale delle sentenze divenute irrevocabili ai fini della prova di fatto in esse accertato e, quindi, l'utilizzabilit di tale mezzo di prova documentale oltre i casi e i limiti di efficacia probatoria previsti in via generale dal combinato disposto degli artt. 234 e 236 cod. proc. pen.. Secondo il remittente, poich dai parametri costituzionali evocati si evince il principio generale che in ciascun processo possono essere utilizzate soltanto le prove formatesi nel contraddittorio tra le parti in esso svoltosi, mentre le eccezioni sono tassativamente indicate nel quinto comma dell'art. 111 Cost., la disposizione censurata, prevedendo un'ipotesi non compresa tra queste ultime, viola i precetti suddetti. N vale obiettare prosegue il remittente che, dovendo la sentenza acquisita essere valutata ai sensi dell'art. 192, comma 3, cod. proc. pen., l'imputato avrebbe sempre modo di contestarne l'efficacia probatoria alla luce degli elementi di riscontro che il giudice deve acquisire. Infatti, la valutazione della prova e, in particolare, della sentenza acquisita secondo i criteri indicati lungi dal prevenire un effetto pregiudizievole rilevante sul piano probatorio nel processo ad quem e derivante dall'avvenuta acquisizione degli accertamenti fattuali oggetto di valutazione della sentenza irrevocabile resa inter alios, si colloca processualmente (e necessariamente) dopo che tale pregiudizio, eziologicamente ricollegabile alla violazione del fondamentale principio della formazione della prova in contraddittorio delle parti (art. 111, quarto comma, Cost.), si ormai gi in concreto verificato: essendo, infatti, il giudice comunque obbligato a confrontarsi (sia pure con i limiti valutativi indicati dall'art. 192, comma 3, cod. proc. pen.) con un dato probatorio ritualmente acquisito e, quindi, pienamente utilizzabile per la decisione. La questione viene sollevata nel corso di un processo a carico di due imputati accusati di detenzione, al fine di cessione, di sostanze stupefacenti nel quale il pubblico ministero ha chiesto l'acquisizione della sentenza irrevocabile di condanna emessa a seguito di giudizio abbreviato per un reato collegato nei confronti di un terzo, sentito nella qualit di testimone assistito ai sensi dell'art. 197-bis cod. proc. pen. 2. La questione non fondata. Al fine dell'inquadramento storico-sistematico della disposizione censurata e della individuazione dei termini della questione, opportuno mettere in evidenza lo svolgimento della normativa, costituzionale e ordinaria, e della giurisprudenza, costituzionale e comune, in tema di acquisizione e valutazione della sentenza irrevocabile emessa in altro processo. La disposizione in esame stata introdotta, nella vigenza del testo originario dell'art. 111 Cost., con il decreto-legge 8 giugno 1992, n 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356 dopo le stragi verificatesi in Sicilia per contrastare pi efficacemente la criminalit organizzata, come risulta dallo stesso titolo del provvedimento (Modifiche urgenti al nuovo codice di procedura penale e provvedimenti di contrasto alla criminalit mafiosa). Tuttavia, la disposizione applicabile in via generale, quale che ne sia l'oggetto, e l'acquisizione della sentenza irrevocabile pronunciata in altro processo pu essere chiesta non soltanto dal pubblico ministero, ma anche dall'imputato. Poich il codice di procedura penale entrato in vigore nel 1989 ispirato, tra gli altri, anche ai principi dell'autonomia di ciascun processo e della formazione della prova in dibattimento, insorse il dubbio che la disposizione dell'art. 238-bis in oggetto non fosse in linea con il disegno originario del codice in materia di prove e che, quindi, ne alterasse il quadro sistematico, rendendo eccentriche disposizioni previgenti attuative del principio della separazione dei processi. Questa Corte fu, quindi, chiamata a risolvere la questione di legittimit costituzionale dell'art. 2, comma 1, cod. proc. pen, sollevata in riferimento, tra gli altri parametri, anche all'art. 3 Cost., in quanto prevedeva l'indifferenza del processo a carico di un minorenne rispetto al processo nei confronti di coimputati maggiorenni. La Corte dichiar la manifesta infondatezza della questione rilevando, fra l'altro, che [] la previsione dell'art. 238-bis cod. proc. pen., in vista della cui applicazione il tribunale rimettente ha sollevato il quesito di costituzionalit, lungi dall'assumere la portata di statuizione idonea a risolvere ogni aspetto del thema devoluto alla cognizione del giudice ricevente, si limita a regolare il modo di valutazione della pronuncia irrevocabile resa in separato giudizio, in una logica di economia nella raccolta del materiale utile alla decisione che non intacca il basilare principio, gi operante nel vigore dell'art. 18 del precedente codice, per cui ogni giudice tenuto a formarsi il proprio convincimento in base alle prove di cui dispone e che sono utilizzabili, senza che ad una di tali prove possa essere attribuita efficacia cogente e risolutiva dell'obbligo di apprezzamento e motivazione da parte del giudicante (ordinanza n. 159 del 1996). Si deve considerare che tale provvedimento fu emesso nell'ambito del previgente testo costituzionale, il quale non stabiliva che il processo penale regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova. Tuttavia esso, per alcuni aspetti, costituisce un precedente dal quale possono ricavarsi argomenti utili ai fini della risoluzione della presente questione. Intervenuta, nel 1999, la modifica dell'art. 111 Cost., la legge 1 marzo 2001, n. 63 (Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale in materia di formazione e valutazione della prova in attuazione della legge costituzionale di riforma dell'articolo 111 della Costituzione), ha provveduto a adeguare alcune disposizioni del codice di procedura penale ai nuovi precetti costituzionali, ma non ha inciso sull'art. 238-bis. La mancanza di interventi legislativi sulla disposizione ora in scrutinio, nel mutato contesto costituzionale, non certamente decisiva per negarne l'illegittimit, ma non pu non indurre a valutarne i contenuti alla luce dei principi costituzionali ora vigenti, al fine di accertare la possibilit, o meno, di una sua interpretazione ad essi adeguata. A tale scopo deve essere considerata anche la giurisprudenza, formatasi in epoca successiva alla modifica costituzionale, concernente i limiti dell'utilizzazione ai fini probatori della sentenza irrevocabile emessa in altro procedimento. 3. Occorre, per, prima osservare che non pu essere condiviso l'assunto del remittente secondo il quale l'acquisizione del dato probatorio nella specie della sentenza irrevocabile pronunciata in un diverso giudizio momento autonomo rispetto all'utilizzazione che se ne far poi nel processo ricevente, sicch i limiti imposti a quest'ultima sono irrilevanti ai fini del giudizio sulla legittimit dell'acquisizione. Acquisizione del dato probatorio e sua valutazione ed utilizzazione sono momenti certamente distinti, ma altrettanto certamente non autonomi. Numerose disposizioni del codice, nel prevedere l'acquisizione di dati probatori esterni, ne indicano le condizioni e la finalit, in tal modo fissandone anche i limiti di utilizzabilit. Tra le altre, a titolo di mero esempio, possono essere indicate le disposizioni degli artt. 187 (sentenza n. 129 del 2008), 197-bis (ordinanza n. 265 del 2004 e sentenza n. 381 del 2006), 236 e 238, comma 4, del codice di procedura penale. In tale ordine di idee questa Corte, con la citata ordinanza n. 159 del 1996, ha affermato che l'art. 238-bis si limita a regolare il modo di valutazione della pronuncia irrevocabile resa in separato giudizio. La giurisprudenza di legittimit successiva alla modifica dell'art. 111 Cost., proprio alla stregua del criterio in base al quale acquisizione e valutazione del dato probatorio sono distinte ma correlate, ha emesso pronunce di segno diverso a seconda dell'utilizzazione che la sentenza impugnata aveva fatto di quella resa in altro processo, divenuta irrevocabile ed acquisita ai sensi dell'art. 238-bis. In particolare, stato escluso che nel processo ricevente possano essere considerati provati vicende e fatti sulla base soltanto delle risultanze della decisione emessa in altro processo, o che l'art. 238-bis possa consentire l'ingresso di elementi probatori la cui acquisizione non sarebbe consentita per altre vie. In positivo, invece, sono stati individuati i limiti di utilizzabilit della sentenza acquisita e, quindi, la consistenza e la natura che essa pu assumere quale elemento probatorio nel processo ricevente. Si , infatti, affermato che l'art. 238-bis in esame, col circoscrivere l'utilizzabilit dell'acquisizione delle sentenze irrevocabili ai fini della prova del fatto in esse accertato, limita all'avvenuto accertamento ed ai connessi rilievi critici l'impiego della sentenza, conferendo a tali passaggi qualit di elemento probatorio in quanto evento storico esterno di rilevanza indubbia (Corte di cassazione, sez. VI, sentenza n. 1269 del 2004). In tale contesto, stata ritenuta manifestamente infondata la questione di legittimit dell'art. 238-bis, prospettata in riferimento agli artt. 24 e 25 Cost., in quanto la disposizione censurata era suscettibile di interpretazione costituzionalmente adeguata. In quella circostanza stato evidenziato che la sentenza acquisita era stata valutata non in quanto contenente un accertamento ormai indiscutibile destinato a fare stato nel processo ricevente, bens come documento dal quale risultavano il fatto dell'accertamento e le considerazioni che ad esso avevano condotto e che il tutto era stato oggetto di contraddittorio insieme agli elementi di riscontro ritenuti utili, e che, quindi, il principio costituzionale secondo cui la prova si forma nel contraddittorio non era stato violato. 4. Si pu perci desumere che la portata del principio del contraddittorio nella formazione della prova va individuata in considerazione della specificit dei singoli mezzi di prova. La sentenza irrevocabile non pu essere considerata un documento in senso proprio, poich si caratterizza per il fatto di contenere un insieme di valutazioni di un materiale probatorio acquisito in un diverso giudizio; tuttavia, neppure pu essere equiparata alla prova orale. Ne consegue che, in relazione alla specifica natura della sentenza irrevocabile, il principio del contraddittorio trova il suo naturale momento di esplicazione non nell'atto dell'acquisizione nel quale, del resto, non sarebbe ipotizzabile alcun contraddittorio, se non in ordine all'an dell'acquisizione ma in quello successivo della valutazione e utilizzazione. Una volta che la sentenza acquisita, le parti rimangono libere di indirizzare la critica che si andr a svolgere, in contraddittorio, in funzione delle rispettive esigenze. Nel corso del dibattito, ai fini della valutazione e utilizzazione in questione, non si potr non tenere conto del tipo di procedimento (ordinario, abbreviato, con accettazione della pena) in cui la sentenza acquisita stata pronunciata e, quindi, anche del contraddittorio in esso svoltosi. D'altra parte, la scelta del legislatore di consentire al giudice di apprezzare liberamente l'apporto probatorio scaturente dagli esiti di altro processo conclusosi con sentenza irrevocabile e di permettere correlativamente alle parti di utilizzare, come elementi di prova, i risultati che da quella sentenza sono emersi tutto ci nel quadro delle prospettive eventualmente contrapposte, da misurare, come si detto, nel contraddittorio dibattimentale si salda logicamente alla scomparsa, nel nuovo sistema processuale, della pregiudiziale penale: la quale, al contrario, proiettava in termini di vincolativit il giudicato esterno nel processo pregiudicato. Il tutto sottolineando, per altro verso, come la libert di valutazione del giudice che acquisisce la sentenza irrevocabile, unita alla necessit di riscontri che ne confermino il contenuto, rappresentino garanzia sufficiente del rispetto delle prerogative dell'imputato, alla cui salvaguardia il parametro costituzionale invocato stato posto. In conclusione, alla luce del principio pi volte affermato da questa Corte secondo il quale l'illegittimit costituzionale di una disposizione non consegue alla possibilit di darne un'interpretazione contrastante con precetti della Costituzione, quanto all'impossibilit di adottarne una ad essi conforme (v. per tutte, sentenze n. 147 e n. 148 del 2008 e n. 379 e n. 403 del 2007) la presente questione deve essere dichiarata non fondata. Per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimit costituzionale dell'art. 238-bis del codice di procedura penale sollevata, in riferimento all'art. 111, quarto e quinto comma, della Costituzione, dal Tribunale di Biella con l'ordinanza indicata in epigrafe. Cos deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 26 gennaio 2009. F.to: Giovanni Maria FLICK, Presidente Francesco AMIRANTE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 6 febbraio 2009. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA  (-:BCD\fy     ' 4 5 8 ; J T % ҬҬꗂl+h >h >5B*CJOJQJ\^Jph)h >h >B*CJOJQJ^JaJph)h >h >B* CJOJQJ^JaJph5h >h >56B*CJOJQJ\]^JaJphh >h >CJaJ/h >h >5B*CJOJQJ\^JaJph)h >h >B*CJOJQJ^JaJph'.skd$$IfT-0% 634-` apTUkd$$IfT-%  634-` ap T $Ifgd >CDLUkd$$IfT-%  634-` ap TUkdL$$IfT-%  634-` ap T $Ifgd >  0pkd$$IfT-0%" 634-` apT $Ifgd >Ukdl$$IfT-%  634-` ap T      Ikd$$IfT-\%s%% (634-` ap(T $Ifgd >  ' 5 6 7 RIIII $Ifgd >kd$$IfT-\%s%% (634-` ap(T7 8 : ; J T RJ?33 $$Ifa$gd > $Ifgd >$a$gd >kd$$IfT-\%s%% (634-` ap(TT h " ; R f | & A J $$Ifa$gd > $$Ifa$gd > $Ifgd >$ $@&Ifa$gd >% & L ^  36y|47$&'&&&&'',,u--216166c9f9/:4:??EEFFHHmIpIJJLLxRzRYZ٭٭)h >h >B*CJOJQJ^JaJph,h >h >6B*CJOJQJ^JaJph)h >h >B*CJOJQJ^JaJph!h >h >B*OJQJ^Jph@  /i!%&&&'\)+/F1j1258<0>?MA?BC $$Ifa$gd > $$Ifa$gd > $Ifgd >C)FGHIOTXYZkZZ[[[\:\Y\\\\ $$Ifa$gd > $$Ifa$gd >YZkZZZZZ[[[[\\9\:\X\Y\\\\\\\\\վվաաաաաաաաh >h >h >CJaJ8h >h >56>*B*CJOJQJ\]^JaJph,h >h >6B*CJOJQJ^JaJph)h >h >B*CJOJQJ^JaJph)h >h >B* CJOJQJ^JaJph\\\<kdr$$IfT%634aT,1h. 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